6IHIFRA DI SCOZIi
MELODRAMMA IN TRE ATTI
POESIA DI
MUSIGA DI
MILANO
COl TIPI DI FRANCESCO LLCCA
// presente libretto _, essendo di esciusiva propricid
dell'editore Fraincesco Lucca, restano diffidati i signori
Tipografi di astenersi dalla ristampa dello stesso
senza averne ottenuto il permesso dal su citato edi"
tore proprietario.
PERSOIVAGGi ATTORt
II Re di Scozia Sig*
GINEVRA, sua figlia . . , Sig.*
ARIODANTE, guerriero italiano Sig.
LURCANIO, di lui fratello . Sig.
POLINESSO, diica di Albania. Sig.
DALINDA, damigelia di Ginevra Sig.*
Un Eremita Sig.
Un Araldo del Re ... • Sig.
Popolo — Guerrieri — Damigelle — Bardi — Meneslreili
Nobili — Cavalieri — Capitani — Duci — Araldl
ji — Eremili — Guardie — Giudici , ecc.
In Iscozia, nel IX Secolo.
(L'argomento e desunto dal poema di Lodovico Ariosl©
e dalla (ragedia di Giovanni Pindenionle.)
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in 2013
http://archive.org/details/gihevradiscoziamOOrota
ATTO PRIMO
SCENA PRIMA.
Sontiioso alrio della reggia nella capitale della Scozia. Ampio
intercolunnio da ciii pendono ricchi festoni di fiori e di
ghirlande: trofel d' armi e bmidiere spiegate, stemmi e
scudi alV intorno. Nel fondo , al di la delle colonne che
formano V airio , si vede la piazza maggiore della cilia,
i cui veroni e le finestre sono parati di tappeti e di sten-
dardi. A destra sopra un luogo elevato di alcuni gradini
e il trono regale circondato di dorati sedili , coperto da
0 una sfarzoso padiglioiie.
La piazza e i balconi de' pala^i cireostanti sono popolati
di gente che accorse alia funzione irionfale. Al suono di
marcia festiva , s' avanza V esercito scozzese vincitore ,
il quale si va schierando in due ale, gli elmi inghirlan-
dati di ramoscelli di quercia, con bandiero spiegate e
coir armi rapite ai nemici. Quindi Paggi, Araldi, Scu-
dieri che si collocano ai lati del trono. Dalla reggia ven-
gono il He, conducendo per mano ttinevra, seguita
da Polinesso, quindi Dalinda. Intanto sMntuona il
seguenle
GORO
DI VITTORIA
Jja derelilta Scozia
Aaiaro duol premea;
E r uiiiii capo ad ergere
Non pill per se valea:
Ma il torbido sembianle
Alfin rassereno;
Che il prode Ariodante
La resse, la salvo.
Dell' Irlandese indomilo
Fiaccato e ormai Torgoglio:
L' onor ritorna a splendere
Di questo antico soglio.
« A T T 0
Del popolo festanle
La voce al ciel s' aizo;
• Che il prode Ariodante
La Scozia libero.
Evviva il prode Italico
L' eroe de' noslri di;
Per cui la patria libera
Novellamenle iisci!
{Squillano le trombe annunzianli V arriuo di Ariodante: il
Popolo e la Covle fanno ouazioni al trionjatore.)
SCENA II.
Ariodante seguito da Liircanio e Detti.
ArU {^i^^fizandosi sino presso i gradini del tronOj s* inginocchiM,^
deponendo la spada a* piedi del He.)
Re della Scozia, Cavalieri, e voi
De' miei sudor compagiii, arnica sorte
Favori quesT impresa; ed io polei
Una guerra compir per cui pugnalo ^
Han lanli prodi invano: J
Alia mia debol mano era serbato 1
Soggiogar F iriandese idra temula.
Or pago io sono: 59 nella gioia voslra
?»Ho ]| guiderdon maggiore
59Che ambir polesse di guerriero il core.
»E il mio nome onorato,
?»E air Italia 5 la nf)ia patria dilelta,
>»Aver cresciuto gloria,
»E il piu gran premio della mia vittoria. »
kREGinevra, a lui quel prezioso brando
Al fianco cingi e V onorala insegna
Di nobile SCOZZese. (Ariodante s' inginocchia)
Ctm* (toglie dal bacile di itn pag^io una ricca spada che apptnde
al fianco di Ariodante^ quindi gli pone al coUo un ordine
di nobiltd)
Ari. (*' china innanzi al Re)
W avrai fedele fino al giorno estremo.
A voi... Ginevra... (badandole devoiamente la mano)
P R I M 0 7
Gm. {tra se, palpitando) gi m' ama !..
CORO {(tppl<^ufi^'^^o alia cerimonia) Viva!
Pol. (Io freiuo.)
(Ginei^ra scende^ il Re pure: gli altri persona^gi si fanna
m loro dintorno,)
Gk^. (li solo ben degli angioli
Al mio contento e pari:
Appena osai di fingerlo
Ne' sogni niiei piu cari;
Quando di vaghe imagini
L' alme seduce Amor...
Ah, no! con questo palpito
Non mi tradisce il cor.)
Ari. (Come il mio cielo ilalico
II suo sorriso e bello;
Ei mi scaccio dalT animo
Ogni timor rubello.
Una lusinga eterea
M' e balenala in cor;
Che possa il suo rispondere'
Al mio fervenle amor.)
Pol. (Acuto slral d' invidia
Mi punge, mi lortura:
Ei la divisa Italia
Lascio per mia sciagura.
Ma, trema! formidabile
T' incalza il mio livor.
Puo converlirsi in lenebre
11 nuovo tuo splendor.)
WK. (Del mio german la gloria
Mi colma di contento:
Pure di tal vitloria
Ho rio presenlimento.
Io veggo fronli livide
D' invidia e di rancor.
Tornar polrebbe in lagrime
Questo novello onor.)
8 A T T 0
If; Re (A1 suo valore un premio
Qual Irovar posso io degno?
Questo guerrier magnanirao
A me salvato ha il regno.
Ginevra sol saria
Compenso al suo valor:
E la vecehiezza mia
Sarebbe liela allor.)
Gono (Vedeste ? a lui nel cingere
L* insegna deir onore,
La pudibonda vergine
Si pinse di rossore.
Rapiti s' incontrarono
A lungo i giiardi lor...
]& chiaro; una scambievole
Fiamma lor arde il cor.)
Ifi Re {'^oli^andosi alia sua Corle^ a' Soldali ed al Popolo)
II sol di quest' oggi rischiari sollanlo
Le fesle, i convili, le danze, i tornei.
CoRo Risuoni ogni iulorno del giubilo il canto.
Ari. Tal gioia m' e plauso.
Il Re (accostandosi ad Ari. con affeito) Dividcrla del
Con nie, con la figlia.
Aai. Beato saro.
Gi^. (Espriiner Y immenso mio gaudio non so )
CoRO GeIVEKALE
La Viltoria sui vanni splendenti
Alle aurate sue trombe da fiato;
E risponde a quel suono esallato
Chiunque adora il suo nido natal.
All' annunzio commosse le genii
Mandan gridi di gibia infinili;
Delia Scozia ripetono i liti
La canzon di viltoria immortal.
Gl>. Ari. {^sallaii di liela speranza)
(Oh, ch' io r ami nessuno or mi viela..,
Troppa gioia ad un punto m' assal.)
Pol. (Nel mio seno il livor non s' acquela...
Fia che scoppi sovr' esso fatal.)
P R 1 M 0 1)
LuR. (Lo miiiaccia sciagura segreta...
Forse niiino a salvaiio non val.)
Il Ri-: (0 Ginevra, a vederli piii lieta,
Ei fia luo con legame imiDortal.)
(,4l suono delta marcia trionfale I'esercilo sfila e parte, II He^
Ginevra^ Ariodanlej Lurcanio e tutti si rilraggono. Polinesso
li accompagna sino sul Limitare cltlla rcggiuj quindi si arresta
immobile e meditabondo.)
SCENA III.
Polinesso solo , quiiidi fi^afianda.
Pol. Plausi ed onori!... 0 rabbia!.,,
Amerei meglio udir dell* agonia
11 bronzo anrumziar la niorle niia.
Ma, non sarai felice,
O superbo rival: tale un veleno
lo sapro distillarj chc del luo seno
Corrodera le viscere...
La gelOSia!... {dopo a^er mediLato)
Finor cupi ho pensieri...
Quel ch' io tenti non so, ne quel ch' io speri,
Forse il limor che m' ange
Non e che un dubbio vano...
Ma, guai, se un di si frange
II vel del Irisle arcano!
Amante disprezzato
Quetarmi io non saprei:
Per esser vendicalo
Ogni tesor darei...
Ma forse e un sogno queslo
Che pavenlar mi fa;
E quando saro desto,
Ginevra mia sara.
Air Opra Olliai. {chiamando uno scudicro)
Dalinda a me. ('<> scudlero pane)
Coslei
Schiava e a voieri miei...
Forse giovar mi puote.
Nella Irama... a me pur finora ignola.
Ginevra di Scozia 2
10 A T T 0
Daf.. Son io, duca. {ai^amandosi sollecita)
Pol. Di te duopo, Dalinda,
Ho estremo.
Dal. Parla.
Pol. Di Giiievra il core
Dei lenlar nuovamenle: il nome mio
Oda ancora...
Dal. Fia vano; Ariodante
E r aaior suo...
Pol. Ritenla:
E se riesca vano ,
Confidar li dovro forsc un arcano.
♦ Dal. Presta a tuUo mi avrai. {odesi aui^icinar alcuno)
Pol. S' aceosta alcun.... Va; fosto mi vedrai. (^«'- /^«''e)
SCENA IV.
rVobiBi, Cavalier! e Capi&anD vengono innanzi lenlainente
guardando l*olinesso pensoso.
CoRo Polinesso!
Pol. Chi mi chiama?
CoRo Una nube hai sulla fronte.
Pol. No!
Cono ' Tu fingi. La tua brama ,
La lua rabbia a noi son conte.
Pol, Non v' intendo... Mi svelate
II cor vostro...
CoRo. Odi.
Pol. Parlate.
CoRO (circofidandolo con misteviosa ironia)
Un di primo nella Corte
Era il Duca d' Albania:
Era lieta la sua sorte
Quanto in terra un uom desia,
A lui solo glorie, onori^
A lui sol del Re i favori...
Un errante cavaliero,
Giunlo qui da suol slranicro,
P R I M 0 M
A lui lulto ha derubalo...
Di Ginevra anche Tamor!
Ed ei freme inveiidicato,
Soffocando il siio rancor.
Pol. Ah cessate!
CoRO (iftsistendo) Accrbo ollraggio
A noi pur colui recava:
E freiiiiam. .
Pol. Voi pure?...
CoRo II raggio
Di sua gloria oltenebrava
Ogni nostro antico onore...
Pol. (Si raccende il rnio furore.)
CoRO A lui vanno e plausi e lode:
A noi nulla oscurita.
Pol. Ari'odanle e forte, e prode...
CoRO Ma immorlale non sara!
Pol. {^^^^ fi'^^ conoscendo il loro iniendimento)
La parola onnipossente,
Che dal labbro vi sfuggia ,
Arde, esalta la mia mente,
A sperare mi ravvia.
Come in seno della tomba
II secreto in cor mi piomba.
Stendo arnica a voi la mano :
Come il core essa e fedel.
II morir di quell' eslrano
A me schiude innanzi ilciel!
CoRo Non temer, per poco ancora
Suonera quel nome odiato;
E vicina forse V ora
Che nel nulla fia tornato.
A lui sol d' ogni vittoria
Non darassi piii la gloria:
Lo vedremo nella polve,
Ricoperlo d' altro vel.
La sua fama gia si solve,
Come nuVOla del Ciel. i^i dUndono^ dandosi
la mano e guat'dandosi con assicuranle intelligenza.)
12 AT TO
S C E N A Y.
GianUni reali,
DamigeUe che precedono Oinevra; ella s' avanza
seguita da S^alinda e siede.
Cotio Si colgano fieri :
S' inlreccin corone:
De* fervidi amori
La bella slagione
Sul mondo appari.
Dal. Noil vedi sorridere (« Ginei^ra)
Pill limpido it di ?
Cono La fiorenle primavera
Spiega omai la sua belta;
E til pur, vezzosa c altera,
Chi t' ammira lieto or fa.
Giiy. Mi precedete.
(Le damii^elle partonOj meno Dalinda che s' accosta a Giiieura
titnbantc.) (Ei qui veuir promise.)
Dal. Signora .,
Giix. Che vuoi dirmi?
Dal. a le venia
Messaggera... del Duca d'Albania...
Gin. Non mi parlar di lui... Deh, noil turbare
Questo divine istante,
In cui , Dalinda, di mia gioia pura
Par aniniata tulta la natural
Non vedi, come e piii sereno il cielo
Che mi ricopre, i fiori piii ridenti
Che spuntavan per me, V aura piii mite
Che mi bacia la fronte!
Par, che il sommesso mormorio del fonle
A me ripeta un nome unico e caro,
E che r aura gioconda
Air eco del mio cor fida risponda.
PR I MO 15
{(^ome estalica rifacendo il corso delle rimembranze)
Fra i sogni fanlaslici del vergin pensiero,
II sogno pill vago, diletlo, eri tu:
Tu fosti deir aniina T affelto primiero,
0 genio celeste di niia giovenlii.
Appena al mio sguardo dinanzi apparisli,
10 I' ho conosciuto, mio sogno fedel ,
A farmi beala nel mondo venisti,
Ond' io prelibassi le gioie delciel.
D' allora piii splendido mi par V universo.
Pill limpido 11 cielo, piii fulgido il sol:
Per nuovo incantesimo mi sembra converso
11 freddo mio clima nelT italo suol.
SCENA YL
.triodante accorre a genufleltersi innanzi a €^inevra«
Afii. Vergin reale, a le mi prostro.
Gin. {solUvandolo corlesemtnte) SorSJ,
Am. Concedi almen che la tua man devoto
Ribaci; quella man che mi eingeva
Quest' onoralo brando:
Giuro pugnar con esso
Fino alia morte, difensor, sostegno
Deir onor tuo, del too paterno trono;
Poi che il tuo fido cavaliere io sono.
Gm. »Se la tua terra a te simili avesse
>?Tulti i figliuoli suoi ,
^L' Italia io chiamerei patria d' eroi.
Ari. 55E se di Scozia tulle le donzelle
^Fossero al par di te modeste e belle,
^sDegli angioli la cutla io la direi.?5
Gin. Prode e genlil tu sei.
Ari. Oh, se di qualche onor io son coperto ,
Se meritai di valoroso il nome,
Fu, Ginevra, per le... Di re figliuola^
A te guardai, siccome
Dimesso fiore al sol... Una barriera
Ci divideva... Ed io
Valicarla cercai col valor mio.
1 i A T T 0
Fra lo scrosciar delT armi
Tu mi venivi accanto,
Nuovo coraggio a darnii
Col tuo pensiero santo:
Per le sfidava impavido
Ogni pill rio periglio;
Che m' eri lii eonsiglio
E proletlrice lu.
Gm, AH, tu mi amavi dunque?...
Un sogno il mio non f u !
Ari. E t'amo!... A me perdona
Qiiesta parola andace.,.
Gin. Si dolce ella mi suona!...
Fa che non sia mendace!...
[riuelandosi interamenle)
lo pur, da! di primiero
Che qui ti sei mostrato,
O prode cavaliero,
T' ho immensamenle amato.
Quesla mia fiamma tacita
Ho soffocata in seno...
Or sono liela appieno,
Ch' alfln tei posso dir.
Ark E troppo, e troppo il giubilo..*
Avanza ogni desir.
{come colpito da un subilo turhamento)
E il re... La stolta speme,
Ecco , sparisce omai.
Gin. Supplicheremo insieme...
Abi. Indarno, ahrme, sperai!...
Gin. L' illusion felice
Ora perche lurbar?
Ari. E vero; se mi lice
Sul seno luo posar.
{si abbracciano con trasporlo)
Nessuno omai puo loglierci
Quest' ora di piacer.
Egual diletto gli angeli
Sol possono ottener.
{Restano ahbracciali nella piu wwa ebbrezza d' amore*)
P R 1 M 0
SCENA YII.
Lnrcanio accorrendo tutto agitato e Detti.
LUR.
0 fratello!...
Aki.
Sei turbato!...
Gm.
Che mai rechi?
LuR.
Infausto evento.
Tuoi nemici han congiarato
Di traffiggerti.
Giis.
Oh spavento!
LuR.
Se non vuoi , fratel, perir,
Non li resta che fuggir!
(Sileiizio di terrorej guardandosi Z' un /' allro.)
Gin. (^ Lurcanio con accento interrotto dall' ansia,)
Oh perche vieni, improvvido.
In ora si serena ,
La nostra speme a uccidere,
Nata nel core appena !
Di', per piela, che menli;
Che falsi son gli accent!:
0 tu vedrai due viltiiue
Innanzi a te spirar>
Ti movan le mie lagrinie,
Ti parli il niio penar!
LuR. Trama feroce, orribile,
E contro ad esso ordita.
Ari. Ah! lo previde V aniuia!
Gm, E sacra la sua vila.
LuR. Con iraconda faccia
L'invidia lo niinaccia...
Gm. Taci , crudel!...
LuR. («^ Ariodanie) Affrettall...
Quinci tu del fuggir.
GlN. (§^f^t,andosi fia le braccia d* Ariodunte iiella tnassima dcsola"
zione:)
Lungi da te?... Me misera!...
Meglio e per me morir.
J6 ATTO PRIMO
Am, {cercando calmare Gineura che piange dirottamfnie.)
Oh, qiianle aniare iagrinie
Sparger per me lii dei !
Ed io che sangue e gioria
Per una dalo avrei! ..
Ginevra, il pianlo cela
Che il tuo soffrir mi svela;
0 r ora in cui t' amai
Mi sforzi a maledir!
Girv. Non pill vederti mai ?...
Meglio e per me morir!
LuR. Fratel , se resti , ii sai ,
Tradito hai da perir!
SGENA Ylll.
Un Araldo del Re e i Precedenti.
Ara. II re vi chiama: stringere
Un imeneo si de\
Qi\^, Qual? {andando^li incontro ai^idamente)
Ara. Siete sposi.
Alii. 0 giubilo!
Lun. Sposi!... {I'^raldo parte.)
Girv.. Alii. Son fuor di me.
a 3
Girs., Am. Innanzi al cielo e agli uomini ,
Or m'\^ li polro dir.
a
Le Irame di que' perfidi
Io veggo alfin sparir.
Llu. Ora potrem degli invidi
1 colpi prevenir.
{Gineura e Ariodanle abbracciali partono, seguit'i da Lurcanio.)
FINE DELL' ATTO PRIMO.
ATTO SECONDO
SCENA PRIMA.
Luogo remoto appo il palagio reale, che si vede da un lato,
da cut sporge un verone. Di faccia al palagio archi di-
roccati. Net mezzo un parapetto con gradini che cela il
mare.
£ nolte: s' ode di dentro il canto giulivo de'Marinai;
indi Polinesso, Ariodante e Ijureauio.
CoRo Cjanta canta, marinar;
Come il cor tranquillo e il mar:
Come il cor e puro il ciel
Deir amante tua fedel.
(Dopo qualche istante s' auanza Polinesso che conduce Ario-
dante : dietro ad essi non wisto esce Lurcanio che ioslo si
nascondc soito un arco diroccato, di tratto in traUo uscendo
ad osserware e ad udire.)
Ari. Ove mi traggi?
Pol. I pill deserli luoghi
Delia natura io cerco.
Ti condurrei la dove e ciel di bronzo.
Dove r aura e lelai, dove son V erbe
Yelenose e il terreno e vacillante
Pe' fochi solterranei.
Ari. Tremenda
Cagione a cio U spinge!...
Pol. Atroce arcano
Manifestar ti debbo.
Am. «Se nel mio petto penetrar potesse
'^Pur r ombra di paura,
;jIo qiiesta volla trepidar dovrei:
55Ma mi traseina nelT averno pure;
-'Nulla mi fa tremar, fuorche la taccia
?5Di vile cavaliero.
Ginevra di Seozia 3
18 A T T 0
Pol. ^'Ahi 5 lasso! nell' aprirti un tal mistero
9)Io mi sento agghiacciar: e quando eterna
^>Amistade non fosse
:»>Fra noi giurata, sceglierei piultosto
wDi strapparmi la lingua...
>>Ma tu non merli d* esser tradito.
Am. Ebbene?
Favella.
Pol. Ami Ginevra ? (<?<"* /o'"2«)
Aju. Come la gloria.
Pol. (^o/z sarcasmo) Ed essa?...
Am. ' Ove la nolle
Non togliesse il veder, dal tristo suono
Delia lua voce, in fronte
11 sogghignar d' un demone vedrei.
Pol. A1 ver V apponi... Tu tradito sei!
Ari. Che parli?
Pol. {crescendo) Ella t' luganna ,
Ti seduce, li perde...
Am. {con energia suprema) A un uomo in terra
Pronunziar questa parola infame
Non e concesso e vivere!
Pol. {cercando calmarlo) M' aSCOlta.
A HI. {oggirandosi disperatamente Jliori di se)
0 sciagurato, la ragion m' hai tolta!
{Dopo aver alquanio meditato^ scosso da un subito pensicro^
si slancia adosso a Polinesso^ ghermendolo con violeuza.)
No! non fuggirmi, o perfldo:
Tu menti per la gola.
Pol. Di gelosia la furia
Or ti governa sola.
Am. Un delto aneor... fia Y ultimo
Che t' uscira dal labbrol...
Dal mio furor difenditi ,
Vil di menzogna fabbro.
{meltendo mano alia spada forsennatamente)
Pol. Io T offro il petto; uccidimi,
Se il vero neghi udir.
ATTO SECONDO
SCENA PRIMA.
Luogo remoto appo il palagio reale, che si vede da tin lato,
da cui sporge un verone, Di faccia al palagio archi di-
roccati. Nel mezzo un parapetto con gradini che cela il
mare.
E nolte: s* ode di dentro il canto giulivo de'Marinai;
indi Polinesso, Ariodante e Lurcaiiio.
CoRO Canta canta, marinar;
Come il cor tranquillo e il mar:
Come il cor e puro il eiel
Deir amante tua fedel.
(Dopo qualche istante s' ai^anza Polinesso che conduce Ario-
dante: dietro ad essi non t^isto esce Lurcanio che tosto si
nascondc sotto un arco diroccato, di tratto in traUo uscendo
ad osseivare e ad udire.)
Ari. Ove mi traggi?
Pol. I piu deserti luoghi
Delia natura io cerco.
Ti eondurrei la dove e ciel di bronzo,
Dove r aura e letal, dove son V erbe
Velenose e il terreno e vacillante
Pe' fochi soUerranei.
Ari. Tremenda
Cagione a cio ti spinge!...
Pol. Atroee arcano
Manifestar ti debbo.
Am. wSe nel mio petto penelrar potesse
wPur r ombra di paura ,
Ao questa volta trepidar dovrei:
53Ma mi Irascina nell' averno pure;
•'Nulla mi fa tremar, fuorche la taccia
55Di vile cavaliero.
Ginevra di Scozia S
18 A T T 0
Pol. «Ahi 5 lasso! nelT aprirti un tal mistero
?5lo mi sento agghiacciar: e quando eterna
^>Araistade non fosse
^jFra noi giurata, sceglierei piuttosto
«Di strapparmi la lingua...
?jMa tu non merli d' esser tradito.
Ari. Ebbene?
Favella.
Pol. Ami Ginevra ? (con forza)
Aki. Come la gloria.
Pol. (coa sarcasmo) Ed essa?...
Ari. Ove la nolle
Non togliesse il veder, dal tristo suono
Delia Uia voce, in fronte
II sogghignar d' un demone vedrei.
Pol. A1 ver t' apponi... Tu tradito sei!
Ari. Che parli?
Pol. (crescendo) EUa t' iugauna ,
Ti seduce, li perde...
Ari. {con energia suprcma) A uu uomo in terra
Pronunziar questa parola infame
Non e concesso e vivere!
Pol. (cercando calmarlo) M' aSCOlta.
Aui. (ctggirandosi disperatamente Jiiori di se)
0 sciagurato, la ragion m' hai tolta!
{Dopo auer alquanto meditaio^ scosso da un siibito ptnsiero^
si slancia adosso a Polinesso^ ghermendolo con ^iotenza.)
No! non fuggirmi, o perfido :
Tu menti per la gola.
Pol. Di gelosia la furia
Or ti governa sola.
Ari. Un detto ancor... fia V ultimo
Che r uscira dal labbro!...
Dal mio furor difenditi ,
Vil di menzogna fabbro.
(mettendo mano alia spada forsennalamente)
Pol. Io t' offro il petto; uccidimi,
Se il vero neghi udir.
SECOiNDO 19
ArI. (colpito dalla intrepidita di PolinessOj si ravuede)
Perdona... e parla.
Pol. Ascoltami...
Mi sento inorridir.
(Piglia per mano Ariod, e sommessamente misterioso /o true a se.)
Tu avvampi per Ginevra
D' amore intemerato;
Credi quelT alma scevra
Pur d' ombra di peccato :
Ma, menlre, o illuso giovane,
Resli a odorar le foglie ,
Altri pill lieto i facili
Frulti d' amor ne coglie.
Ari. Tu agogni, o trislo demone.
Per la discordia in eiel.
Pol. Siccon^e il mar la femmina
E istabile e infedel.
LuR. (Un tradimento orribile
Sovrasta a mio fratel.)
{S^ odono intanlo nelV inierno del palagio i^oci femminili
far la prece della sera.)
Pol. Ella che prega.
(Ariod. uonebbe precipitarsi nel palagio j Polin. lo arresta)
Or, giurami
Con saero giuramento,
Di quelle eh' io ti svelo
II pill minute accenlo ,
Giura dinnanzi al cielo,
Che noa li sfuggira!
Arl Giuro.
Pol. {narrando con simulato cordoglio)
Ogni nolle...
Ahi. (Oh spasimo!)
Pol. Da quel yeron segreio
Io salgo ad essa... e infino
Air alba mi fa lieto
Deir ^mor suo...
Arl (tornando al furore) Meschiuo
Te! se pur d' una sillaba
Tuo delto manchera.
26 A T Tt)
Pol. Agli occhi tuoi medesimi
Fia nolo.
Ari. (soprafatto) Abbi picta!
(Si odono intanto Gineura e le Damigelle intevnamente
cantare la seguente preghiera:)
CORO Dl DOKINE
Aiigiol di Dio,
Custode mio,
Quaggiu concessomi
Per pieta superna;
Me 5 questa notte illumina,
Reggi e governa.
(Intanto dalV altra parte i Marinai in cot;o riprendono
le giuliue loro canzoni)
Ari. ("^^ mentre ascolta tremando la preghiera di Ginei'va)
Prega!... A chi mai piii credere,
Se delinquenle ell' e?
Pol. a mezzanolte ascendere
M' avrai veduto.
Ari. i^i^f^dosi omai per conuinto) Allinie !
(La preghiera e cessata: si spengono i lumi nel palagio :
silenzio. Un po' di luna si mostra. Suona mezzanotte.)
Pol. Ecco V ora.
Ari. (imprecando) Dell, spcgniU , 0 luna;
Di voi, stelle, sia vedovo il ciel:
Notte copra dell' Oreo piii bruna
II delitto di quella infedel.
Pol. (A1 disegno propizia e fortuna,
Fia r arcano coperto d' un vel.)
LuR. (Lo preveggo; alro nembo si aduna
Sovra il capo al tradito fratel.)
(Polinesso fa scostare Ariodante j poi batte tre uolie colla
spada su un masso: si apre silenziosamente il uerone:
si mostra Dalinda^ vestita degli abiti di Gineura_, Ario-
dante uorrebbe scagliarsi su lei ^ Polinesso il rattiene a
stentOj rammentandogli il giuramento. Dal ^'erone e ca-
lata una scala a corda. Polin. sale: il werone si chiuds.)
Ari. {^^sto il tradimentOj cai^a la spada ^ la guarda, la haciaj nc
mette V elsa a terra per trafiggersi.)
Ahi! troppo vidi. Or giudichi
II SLIO fallire Iddio, {^'i^'olto al palagio)
SECONDO 19
ArI. (colpito dalla intrepiditd di Polinesso, si rai^i'ede)
Perdona.,. e parla.
Pol. ^ Ascoltami...
Mi sento inorridir.
(Piglia per mano Ai^iod, e sommessamente misterioso le trae a se.)
Tu avvampi per Ginevra
D' amore intemerato;
Credi quell' alma scevra
Pur d' ombra di peccato:
Ma, mentre, o illuso giovane,
Resti a odorar le foglie,
Altri piii lieto i facili
Frulti d' amor ne coglie*
Ari. Tu agogni, o tristo demone,
Per la discordia in ciel.
Pol. Siccome il mar la femmina
E istabile e infedel.
LuR. (Un tradimento orribile
Sovrasta a mio fratel.)
{S' odono intanto neW inieimo del palagio uoci f'emminili
far la prece della sera.)
Pol. Ella che prega.
{Ariod. uonebbe precipitarsi nel palagio j Polin. lo arresta)
Or, giurami
Con saero giuramento,
Di quello ch' io li svelo
II piii minuto accento,
Giura dinnanzi al cielo,
Che non li sfuggiral
Ari. Giuro.
Pol. (narrando con sirnulaio cordoglio)
Ogni nolle...
Ari. (Oh spasimo!)
Pol. Da quel veron segreto v
Io salgo ad essa... e infino
Air alba mi fa lieto
Deir amor suo...
Arl {tornando al furore) MeSChinO
Te! se pur d' una sillaba
Tuo detlo manehera.
20 A T T 0
Pol. Agli occhi tuoi medesimi
Fia nolo.
Ari. (soprafauo) Abbi picta!
{Si odono intanto Ginewra e le DamigelU intsrnamcnte
cantare la seguente preghiera:)
CORO Dl DOK^E
Angiol di Dio,
Custode mio ,
Quaggiii concessomi
Per pieta superna;
Me, qiiesta nolte illumina,
Reggi e governa.
(Intanto dalV altra parte i Marinai in coro riprendofio
le giuliue loro canzoni)
Aui. ("^^ mentre ascolta tremando la preghiera di Ginei'va)
Prega!... A chi mai piii credere,
Se delinquente elT e?
PuL. A mezzanolte ascendere
M' avrai veduto.
PiT\l, {dandosi omai per conwinio) Ahinie !
{La preghiera e cessata: si spengono i lumi net palagio :
silenzio, Un po' di luna si mostra. Suona mezzanotte.)
Pol. Ecco 1' ora.
Ari. {iniprecando) Dell, spegniU , 0 luna;
Di voi, stelle, sia vedovo il ciel:
Notte copra dell' Oreo piii bruna
II delitto di qiiella infedel.
Pol. (A1 disegno propizia e fortuna ,
Fia r arcano coperto d' un vel.)
LuR. (Lo preveggo; alro nembo si aduna
Sovra il capo al Iradito fratel.)
{Polinesso fa scoslare Ariodanlej poi batte ire yolle colla
spada su un masso: si apre silenziosamente il i^erone:
si mostra Dalinda^ uestita degli abiti di Gineura^ Aria-
dante uorrebbe scagliarsi su lei, Polinesso il rattiene a
stentOj rammentandogli il giuramento, Dal vej'one e ca-
lata una scala a coj'da, Polin. sale: il uerone si chiude.)
\]pj, (t^/ito il tradimento^ ca^^a la spada, la guarda, la baciaj ne
melte V elsa a terra per trafiggersi.)
Ahi! Iroppo vidi. Or giudichi
II suo fallire Iddio. {^'i^'oho al palagio)
S E C 0 N D 0 21
Or, vedi, che spellacolo
lo t' offro... il sangue mio.
{mentre %*iiol abbandonarsi suUa propria spada , balza
fuori Lurcanio,)
Lun. Ferma , fralel ! i^ii toglie la spada)
Am. {mer'a^igliato) Lurcanio!
Morir mi lascia omai.
LuR. Come! per una femina
Morire lu vorrai ?
«0h , quante son le femine
??Vadan qnal nebbia al venlo.
Ari. ??A1 iiero Iraciimenlo
wSorvivere io non so.
LuR. In le ritorna... calmali...
Aiu. II ferro, il ferro!...
LuR. (getta i^ia la spada) Ah, DO!...
ArI, {colto da subito pensiero monta sul parapelto)
Ebben, guarda: a un disperato
Via non manca di morir.
[Si slancia neW onde j prima che Lurcanio giunga a lui)
LuR. 0 fralello!... o sciaguralo!...
Altri teco ha da perir.
S G E N A II.
Passano le scolte notturne, attirate dal rumore e dalle grida:
a poco a poco gente da ogni parte si va adunando ,
guardando verso V oada: aache dalla reggia escono
Oiiardie , ilobili e €avaliei*i. i^urcanio e rimasto
immobile sul parapelto.
CORO Che aVVenne? (^i Lurcanio)
LuR. {guardando il mare) g lardi... I VOrlici
1/ han Iratlo nel lor seno...
CoRo Chi ?
Ldr. Mio fralello!
CoRO (compresi di mera^iglia) 1| nobile
Ariodanle.^
ALCursi Almeno
(/anno per incamminarsi verso il mare)
Rechiamgli aiulo.
21 A T T 0
Lea. (scendendo desolate) E inulile!
Lo vidi... ei s' affogo!
(Tutti rirnangono ationili e costernati per tal nuoi^a)
SCENA ill.
11 Ke, Poliuesso, quindi Ginevra, Damigellc e Detti.
Il Re II Vero ho Udito? (accorendo a Lurcanio)
LuR. {andandogli incontro pallida e trislo) Principc!...
Il Re Quel guardo assai parlo.
Pol. (Ho vinlo!)
Gliv. i^ccorrendo spai^eniataj bianco uestita)
Il Re (« ^"''^^ -^oz^o t^oce) A lei nascondasi
Annunzio si fatal.
GiiN. 0 genii!... Ah, padre!.,. Un treniito
Di morle, aime, m^ assal.
(Tutti la fissano costernati e lagrimosi senza rispondere)
Interrogar, ahi , niisera,
II voslro error non oso...
Voi mi guardate pallidi.
Con occhio spavenloso...
Polria quel guardo spargere
La disperanza in ciel...
Deh, per pieta, logiielemi
D' angoscia si crudel!
(andando attorno a domandai^e con ai^idita)
Dile!
COBO II lUO SpOSO... (^o'^ orrore, a stento)
Gip«. Oh palpito!...
CoRo Preda delT onda fu.
Gir«. Qual sciagurato all' orrido
Passo lo spinse?
LuR. {^^(if^z^ndosi minaccioso x^erso Gin,) Xu!
(Gineura alia tremenda accusa non potendo reggere si
abbandona desolata nelle braccia del padre j mentre
tutti sono esterefatti.)
LuR. {^nettendosi in mezzo nlla scena alteramente)
0 Re lenuilo, o Grandi, o Cavalieri,
O Popolo, n\' udite:
Ova una donna fidanzata, o sposa.
S E G 0 N D 0 25
L' onor tradisca, e nella nolle accolga
Un uomo nel suo tetto;
E un testimon vi sia che cio sostenga,
De" giudici al cospello.
Con giuramento td armi ;
Dile, quar e sua sorte?
TijTTiLa legge e anlica ed inconcussa, morte!
LuR. Alzale il rogo: la delinquente
lo vi paleso.
Toslo la svela.
Essa e Ginevra!
Lo giuro, ei menle.
0 ciel, d' elerna nolle li vela!
Colla niia vita, col sangue mio,
Le mie parole confermero.
S' accenda il rogo... Morir degg'io,
Se r infelice per me spiro.
(S' aggira per la scena come dissennata^ colle chiome sparse j,
quasi parendole udir in delirio una t^oce chiamarla.)
Ascollo un gemito
Suonar col vento:
Delia niia viltima
Egli e il lanienlo.
Forse in quest' ora
Piange, m' implora;
Con un sospiro
Mi chiauia a se...
Lassa! io deliro...
La morte e in me.
Vide, 0 COlpevole, C« Gine^^ra)
II tuo delillo;
Ne seppe reggere
Quel cor Irafitto.
Alia vendella
A lui si spetta.
Gia la lua sorle
Segnala or e:
Fia la lua morle
Sollievo a me»
24 A T T 0
PdL. (Geloso demone
Hai Irionfato:
Del lungo slrazio
Son vendicalo.
E rea credula;
Essa e perdula:
La sna salvezza
Sol data e a me.
S' ella mi sprezza,
Di iDorte elT e.)
k Re (L' afflillo eiglio
Si fe' di pielra.
L' arcaiu) orribile
Chi mai penelra?
S' e rea colanlo ^
Non merla pianto:
Morra la figlia ;
Giuslizia elT e.
Chi mi consiglia?
Son fiior di me.)
CoKO (Ah, come credere
Colpevol lanlo
Ginevra, un angelo
Celeste e sanlo !
Un gi*l d' orrore
Mi slringe il core.
Per lal delilto
Non v' ha merce.
Suo falo e scrilto.
Scampo non v' e )
{Gin. lovnando in se per poco, 5' accosta colla fro nte alia a Lure)
Giji. Per quanlo hai caro al mondo ,
Pe' giorni tnoi , pe' miei ,
Arcano si proforido
Or palesar mi del.
Di', chi r uccise?
Lkr. E chiederlo
Osi , perversa, a me ?
Tu r hai tradito...
S E C 0 N D 0 25
Gm. Improvvido!
Lvn,, Per le niori !
Gi!N. Per me?
(presentandosi al cospelto dei Caualieri)
La morle, no! T infamia
Sola oggimai pavento:
lo son r ignara vittima
Di un nero Iradimento.
E alciino qui a difendermi
Fra voi non sorgera?
{/ Caualieri chinano it capo e si rilirano muti)
Son preda lua-, Lurcanio:
Piu speme oiiiai non v'ha!
Il Re V onor di inia faniiglia
Per te ricopre un vel!
Ti maledieo, o figlia!...
Gi(^. Padre., non T oda... il ciel!
{TuUi circondano Ginei^ra e imprecando contro di essa)
Gono Va: nel lumulo discendi ,
Maledetla ed infamata.
Dalla fiamma ripurgata,
Forse il ciel pielade avra.
Gi?r. Se sapesle gli spasimi orrendi
Che oor prova, ma labbro non dice,
Sentireste per questa infelice,
0 crudeli, non odio, pieta.
Ch' e un errore, ch' io sono innocenle,
L'avvenire, io lo giuro, dira.
Coiio Tu se' Iroppo delinquenle:
A ciascuri t' ascondi , va?
{Ognuno la s/ugge : ella si uuol prostrare al Re die la
scaccia: Lurcanio la prende per un braccioj la con-
segna alle guardie che la Irascinano uia nella niassima
FINE DELL'ATTO SECONDO.
ATTO TERZO
SCENi PRIMA.
Spiaggia dl mare: da un lato si ascende ad un cenobio,
Notte burrascosa: il mare e agitato: lampi e tuoni. II Gran
f^olitario e sul limitare del chiostro , guarda il mare :
rientra, e s' ode il religioso. rintocco d'uiia campana , al
cui segnale escono suUa spiaggia in processione i Soli-
tari , die si prostrano a terra devotamente colle braccia
incrociate , intonando qaesto
Salmo
Nel fragor dell'alroce tempesta,
Nel mugghiar procelloso de' venti ,
O Signore, tu mostri alle genti
Di tua somma grandezza il poter.
Che tu parii il luonar manifesta ,
Che tu regni la folgore dice:
La semenza d' Adamo infelice
Del tuo sdegno coslringi a temer.
Nella polve proslrati , ravvolti ,
Delia polve i figliuoli soffrenti ,
Affannosi , devoli lamenti
Dal cor imo solievano a le.
La tua grande pietade ne ascolti :
A le giunga la nostra preghiera :
Fuor che in te neiruniana carriera
A' mortali speranza non e.
• (// iiraii S ilitario come ispirato si lei^aj e uol^endosi al
mare alza le braccia)
G. Sol, Uo sommerso! Prestiaaiogli ajuto:
Ritorniaino queiranima al ciel.
i
T ER Z 0 27
CoRO Dio, soccorri, sostieni il perduto ;
Perche lorni a virtude fedel !
(Si uedti in mare^ alia luce del crepuscolo dtlV auroj^a die
sorgBj un uomo dibattersi coiflulti e accostarsi alia rAvit.
Una nawicella e staccala dal lido e ua a sahard il nati-
Jrago^ il quale i^iene raccollo semii^ii^o. II giorno sorge :
la bufera e cessata,)
SCENA in.
li sommerso salvato e Ariodante^ il quale a poco a poco
torna in se, e Detti.
Ari. Ove son io?... Qua! sogno di spavento
Ho Iraversato?... Io gelo ! -
Morir volea: ma sovrumana forza
Sospeso mi tenea di sopra ai flutti
Come leggera foglia. - {s' inginocchia)
Pieta, gran Dio, piela! quasi la soglia
Deiraverno toccai ; tu m' hai salvato:
Sia sempre il tuo voler glorificato.
G.SoL.O ravvedulo, spera.
Ari. 0 veglio sanlo,
Iddio perdonera lanlo delitto
Al disperar d" un core dereiiUo.
G.SoL.T' affida in Lui ; potria...
Arl Potria di nuovo
Mille mondi crear d' un solo aceento,
E con un soffio popolarli lutti ;
Ma tramutar in angelo un demonio
A Dio non e pur dato. ,
G.SoL.Tu bestemmi...
Ari. Infernale e il mio martirio. . •<
Perdona i folli accenti al mio delirio.
Dammi , ch' io possa slringerla
Un' altra volta al cor ;
E da' suoi labbri suggere
Cli'io possa un casto amor:
E fia che lorui in pace
II mio dolor vorace. .
28 A T T 0
Allora polro vivere ,
Allor polro sperar.
Datiimi , ch' io possa spargere
D'obblio quel che passo;
E ehe sia sogno eftimero
Quanlo sii me piombo ;
E fia che s'apra Talma
Ad insperata calma...
Allora polro vivere,
Allor polro sperar.
CoKO II cielo ha forse un balsamo
Che il cor ti puo sanar.
G. Sol. A esp'iar il luo delillo
Una via li mostra il cielo.
Aiu. Parla, o veglio.
G. Sol. M'odi, o afflitlo:
D' un mistero io frango ii velo.
Dio li ha scello difensore
D'una vergine infelice...
Di Ginevral...
AuL (0 mio lerrore !)
G. Sol. Solo a le salvaria lice.
Cor.o Accusata la meschina
Di rea colpa, or vassi a morle.
La sua mano si destina
Al pill giusto ed al piii forte.
Va; comballi per la figlia.
Per Tonor del noslro Re.
AnL (Per colei!.. Chi mi consiglia?...
Si: morro, morro per te!
Sciagurala, m' hai ferito
Nel pill vivo del mio core;
Ogni bene m'hai rapito
Qui nel mondo e su nel ciel.
Pur mi spinge questo amorc
Ad espor i giorni miei...
Ma igiiorar lu sempre dei
Chi difese un'infedel.)
T E RZ 0 29
Cono Cavalier, di unirli a lei
Ti conceda amico il ciel !
(Z Solitari entrano net cenobio : Ariodante deliberata-
mtnle corre a saluav Ginei^ra)
SCEN4 111.
Car cere, illuminato da una lampada,
, Esce Cfinevra dimessamente vestita , aggirandosi intorno,
I come cercando alcuno.
Gm. 0 Dalinda, Dalinda , arnica mia,
Ove sei lu?... Da qualche tempo io veggo
Tutto seonvolto intorno a me : mi sembra
D'aver sognato... Ariodante, vivi ,
Oppur estinlo sei !.,.
O in terra o in cielo consolar mi dei.
(Siede affliila, appog^iando il uollo Jra le mnni)
SGEN4 IV.
Si schiude silenziosamente un cancello, e si presenta
Polinesso e Delta.
Pol. Ginevra ! {da lontano)
Gl>\ (riconoscendolo) Qdo la VOCC
Che mi chiama a morir.
Pol. {aut^iclnandosi a lei) Sc tu lo VOglia ,
A. vivere...
GlIN. (sorgendo) No I
Pol. M'odi.
Gi!>. Tu mi spaventi.
Pol. Di salvarti ho modi ,
Piu che non abbia il re... Consenti solo
D' esser mia sposa , ed io
Ti salvero... Bada, ti resla un* ora !
3d A T T 0
GlS. Un'ora? {raccapricdando)
Pol. Tremi !...
Gipr. Oh, lascia alraen ch'io mora!
Pol. La tua vita non dipende
Che da un dello, o sciagurata.
Vedi... ii rogo gia s'accende...
Tu morrai disonorala.
Ghi. Morte e iiifaniia!
Pol. Maledelta
Nella tomba scenderai.
Prena alfin la mia vendetta,
Esullare mi vedrai.
Gi«. 0 spietato! e Tinnocenza
Te commovere non sa ?
Fuggi, va: la lua presenza
Disperar di Dio mi fa.
Pol. Poi che ferma a odiarmi sei ,
Odi tullo.
6irr. Cessa infame !
Possa Iddio de' dolor miei
Darli pena assai mnggior!
Pol. Folle: cedi alle mie brame:
0 me... 0 il rogo.
Gin. {sopraffatta) Quale orror!
Pol. (cogliendo il destro del di lei terror e cerca di accrescerlo vitppiu)
La teda del carnefice
Gia corruscar vegg' io ;
AseoKo il foeo stridere;
Levasi il fumo...
Gm. Dio!
Pol. II tuo respir si soffoca;
Le carni arder ti senli...
Orribili lamenti
Sollevi indaino...
Gw. Taci !
Pol. Paventa!... le voraei
Fiamme gia li circondano!...
Domandi invan pieta !
T E R Z 0 31
Ahi, cor di donna e debole,
Resister piii non sa.
Una parola , un' unica ,
Salvarti ancor polra.
(Lento rintocco di campana e lontana marcia Jhnebre)
Questa e, Ginevra, T ultima voce
Che li favella.
Uomo feroce !
Tu sola, 0 donna, la I mi rendesti :
La tua ruina sola volesti.
10 I' ho Iradila... Per me sollanlo
11 tuo diletto nel mar piombo.
(si scioglie in lagnme desoLatamenle)
E mia vendetta, stolla, quel pianto.
Darti tal gioia, crudo, non vo*.
(si asciuga le lagrime e raccogliendo il suo coraggie gli
presenta intrepida il seno)
Se affreltar d* un' ora vuoi
Questa gioia di demonio,
M'apri ii seno, e a* piedi luoi
Liela vittima cadro.
Chiamo il cielo in teslimonio:
La tua man benediro.
No, t' inganni : la tua morte
Sara quella del supplizio:
L'ignominia e la tua sorte;
Vendicato appien saro.
Sol con queslo sagri/izio
L'odio mio placar si puo.
(Polinesso si ritrae^ abbandonando Ginev^ra in mano di dur
guardie che si sono presentate sul Umitare del tancdlo ^
traendola at rogo)
52 A T r 0
SCENA V.
Vasta pianura appo la citta, die si vede in fondo» Uno stec-
cato circondalo da palchiy fra i quali im ricco padiglione
pel Re: dalValtro lato un rogo preparato con alcune guar-
die in giro.
S' ode avvicinarsi il lento suono d' una marcia funebre : il
Popolo accorre a vedere il duello e V esecuzione. II cor-
teo mortuario si avanza. Prima un drappello di soldati ,
quindi i suonatori , poscia una processione di frati e di
inonaci, C^avalieri, Uaine^ Paggi che si dispongono
intorno pei palchi;poi l^urcanio, Polinesso e il lie
fra suoi Grandi : per ultimo incatenata , coperta di veto
nero e bruno vestita 4i!rinevra sostenuta da due dami-
gelle e circondata da Guardie; subito dietro a lei il Car-
nefice con una fiaccola in mano. Lurcanio .armato in
tutto punto rimane in mezzo: a lui vicino un Araldo con
due spade sopra un cuscino. La marcia funebre cessa :
succede un cupo silenzio.
Pol. (l^i^andosi in piedi elal suo seggio allato al fie)
Lurcanio, cavalier, con giuraniento,
Accuso rea Ginevra,
Figlia del re, d*aver nollurna accolto
Nel virgineo suo lelto
Un ignoto amator; e a soslenerlo
Coir armi ei qui s' appresta.
Avvi nessun che imprenda
A difender 1' onor di quesla dama ?
A lui promesse sono
Dovizie, onori , e piii la mano istessa
Di Ginevra.
Il, Re Tal e la niia promessa.
(^Nessuno risponde^ nessuno si moue, Un momento di silenzio)
Lun. Che si tarda? Gia Tora e Irapassala,
S' accenda il rogo ..
Gm. II rogo ?
TuTTi (0 svenlurata!)
T E R Z 0 Zo
(Ginei^ra lei^ando gli occhi al cielo ua a prostrarsi senza po-
ter parlare ai piedi del padre^ che piangej imploratido la
di lui benedizione ed un ullimo amplesso : il /ie cede e
Vabbraccia j non frenando piu il suo pianto : tutti sono
compresi di dolorej meno Polinesso. Bicomincia la marcia
funebre : Gines^ra gid s' incanimina e sla per metlere un
piede sulla catasta,,, quando s'ode uno sqiiillo improuviso
di tromba,)
SCENA VI.
Un Araldo fretloloso e Detti.
Ara. Un cavalier >»di brune armi coverlo
«Chiede , se a tempo e ancora ,
y)[)\ pugnare per lei : ma volto e noma
?^Nasconde.'9
Il Re Ei Venga. {l*Araldo parte)
Girc. (E s'ei vincesse mai?...
lo pavenlo.) '
Il Re (Oh speranza.)
Tutti {^olgendosi a guardare ai^idamente) EcCOlo, ci vienC.
SGENA YII.
Un Cavalierc in armatura e con visiera calata e Detti,
CaV. Salute , O Re. {inchinandosij poi guardando Ginei^ra)
(Qual gelo ho nelle vene!)
LuR. E qual cagion ti spinge («^ Cai^aliero)
A espor la vita?
Cay. Egli e mislero.
Gm. lo chiedO;
Padre , se m' e concesso ,
Ad esso favellar.
Il Re Te lo concedo.
{II Be, i Cai^alitrij il Popolo si traggono per poco inditUo.
Ginci^ra ed il Ca^^aliere si fanno innanzi soli)
Gm. Cavalier, d' un' infelice
Udir tu dei la preee eslrema.
Una grazia.., se mi lice...
34 ATTO
Cjly. Quale?
Giw. Ascolta.
Cav. (II cor mi Irema.)
Gi:h. Vincilor se reslerai ,
Come premio m' oUerrai :
Ma, tu, qui, giurar mi d^i,
Che rinunci sempre a me.
Cav. E ancor tauto amanle sei
Dl quel vil die li perde?
Gi>. Giura dunque, o mio campione,
Che mia man ricuserai.
Cav. Non temer: nella tenzone
Cader spenlo mi vedrai.
Gi.'v. Vineerai ! (co/i spinto profeiko)
Cay. iprorompendo) No... tradllrice !
Girv. {colpita a un tratto da quesla uoce)
Qual parola ti sfuggi!
Cay. Per le morto e un infelice!
G\y. Oh ! qual lampo mi feri..,
(av^icinandosi a lui aMamente e pa)pitando)
Ma... lu Iremi... in petto celi
Un arcano... Oh, di*, chi sei?...
Cav. Poi che vuoi che a te mi sveli,
Vedi , chi ti sta d'innante!
(lewandosi la uisiera e guardandola tori^amente)
Giw. Ariodanle!
(gridando ad alia voce e i^olgendosi intorno alia gentc che
subito accorte a utdere)
TcTTi Ariodante! !
Aui. {s*ai>anza lentamentCy pallido ed ajjranlo verso Ginci'ra)
Veder in terra quest* infelice
Pill non dovevi , o tradilrice.
Ah, da queirora che m'hai Iradito,
II cor ferito - mi si spezzo.
Di me non vedi che un'ombra errante
Che per prodigio li vien innante.
Almeno teco lascia ch'io muoia...
L'eslrema gioia - che mi resto.
T E R Z 0 55
Gi!^. Dk fede al labbro d' una morente:
Presso al sepolcro sai, non si mente.
Se rea mi crede il aiondo inlero,
Nel tuo pensiero - pura esser vo*.
Forse col tempo conoscerai ,
Ma sara lardi , quanto I' amai.
Sono innocenle... deh, mi perdona:
Poi m'abbandona; - iiela morro.
TuTTi (Ariodaiite 5 vivo, risorlo,
Che ogiiun credeva sommerso e morio!
Slrano mi turba presenlimenlo:
Un grande evento - nascer vedro.)
Ar»I, (pi^lictndo dal cuscino dell'Araldo una spada de liber ata mente)
Alia lenzon , Lureanio :
Vieni a comballer meco.
LuR, Fratello!... {g^ttando la spada^ uon^ebbe calma/lo)
GsiV. Ohime!... {correndo a placaiU)
ArI. (si^incolandosi da esn) Lascialcmi.
LuR., Gm* A segno tal sei cieco ?...
Ari. AITarmi!
(/w questo islaiiLe s'ode una uoce gridare aliamente)
Voce lopjt. V'arrestate!
TuTTI Qual grido! {^^ol^endosi agilati e curioii)
La Voce {a^^icinandosi) Che mai fate?
SCENA ULTIMA.
II Grrau SolUarlo condiicendo Ualinda velata e Delti.
G. Sol. {(ippena in iscena si prccipila su Ariodante, to^liendo^li
di mano la spada)
QuelTarmi si depongano:
Un Dio qui mi guido.
TuTTi 0 venerando veglio !
G. Sol. Udite.
TuTTi Che dir puo?
G. Sol. Un solo e qui colpevole,
Un solo il traditor :
Egli e COSlui. {indicando Polinesso)
of] ATTOTERZO
Dal. {scoprendosi a PoL) Ravvisami.
(PoUnesso rimane a tal uista come colpito da wi fulmine)
Pol. (Inferno !)
Couo 0 mio stupor!
Dal. {^^ a prostrarsi a* pied i di Ginei^ra j parlando in jreiia ,
colla conuinzione delta ueritd)
Con infernal disegno
Quest' uom che amai, mi spinse
In quella nolle infausta
Le tue vesti a indossar: a mezzanolte
Ascese sino a nie dal tuo verone.
Perche sepolto andasse il truce arcano,
Poi m'affidava di sicarj in mano...
II cielo mi salvo.
Po[ , {sopraffalto daW indignaziont unwersale)
Son tradito!...
Il Re (« PoUnesso) Quel rogo a te s* alzo.
^PoUnesso e circondato dalle guardie, II Gran Solitario pi-
glia per mano Ariodante e Ginei^ra e li conduce a ingi"
nocchiarsi innanzi at Be, che li abbraccia, II Gran SolU
tario li benedice : Lurcanio e Ariodante si abbracciano
pure, come Ginei^ra e Dalinda* Consolazione generate.)
TuTTl
Dopo il funesto turbine
D' un disperato duol ,
Si vede alfln rinascere
Delia lelizia il sol.
FINE.
A
m
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